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DIA: Nullità, proroghe e termini in caso di contrasto con strumenti urbanistici

L’efficacia di una DIA sussiste in presenza di una continuità temporale tale da non interromperne la continuità sostanziale dell’intervento.


di Elena Salvadori


La Denuncia di Inizio Attività è stata inizialmente sostituita dalla SCIA con la L. n.106 del 12/07/2011, poi definitivamente archiviata col Decreto ‘Scia 2’ del 2016.

La DIA aveva termini e condizioni ben precise da dover rispettare, come l’obbligatorietà di inizio lavori entro un anno dal rilascio del titolo edilizio e il termine di ultimazione dei lavori entro tre anni dalla data di inizio.

Recentemente in materia di proroghe di efficacia della DIA/SCIA è stata emanata la L. 98/2013, denominata “decreto del fare”, con cui è stata inserita la cosiddetta “proroga speciale” per la quale la D.I.A / S.C.I.A possono essere prorogate previa comunicazione all’amministrazione, con provvedimenti motivati (“<<fatti sopravvenuti estranei alla volontà del titolare del permesso…>>”) e che non siano in contrasto con i nuovi strumenti urbanistici approvati o adottati al momento della proroga.

Esistono anche cause di nullità e decadenza per le DIA, un esempio pratico emerge dalla sentenza n. 1426 del 2015 emessa dalla quarta sezione del Consiglio di Stato: un immobile oggetto di ricostruzione ex-novo mediante DIA a seguito di demolizione post-sisma (avvenuta venti anni prima) viene posto a sequestro durante il corso di validità della DIA e l’amministrazione nel contempo cambia il PRG e sancisce l’inedificabilità dell’area.

Il notevole lasso di tempo intercorso, praticamente venti anni, tra la demolizione del precedente manufatto edilizio e la sua ricostruzione, ovvero quando questo risultava fisicamente inesistente da molto tempo.

Al riguardo il Consiglio di Stato ha ritenuto che, tra la demolizione dell’edificio e la istanza del titolo edilizio tesa alla sua ricostruzione (o dichiarazione tesa alla sua formazione) occorre la sussistenza di una continuità anche temporale tale da non interrompere la ontologica continuità che caratterizza l’intervento oggetto della pratica (Cons. Stato IV n. 1426/2015, Cons. St., IV, 7.9.2004 n. 5791; Idem, V, 8.8.2003 n. 4593).

Ma nella fattispecie l’edificio risultava demolito, per effetto di ordinanza comunale, sin dal 1984, mentre la DIA risale al successivo 2004, in forte ritardo anche sulla introduzione nell’ordinamento dell’istituto (art.19 l. n. 241/1990).
Né può trascurarsi che detta continuità temporale risponde anche a particolari esigenze di speditezza cui assolve l’istituto, volto a non comprimere lo “ius aedificandi” in forza di tempi burocratici ordinariamente lunghi, esigenze con le quali, in tutta evidenza, mal si concilia una DIA tesa alla ricostruzione di un edificio demolito molti anni prima.

A ciò va aggiunto che la necessaria ragionevole contiguità temporale tra demolizione e DIA di ricostruzione si impone per ragioni di certezza della normativa urbanistica applicabile, la cui funzione normo-pianificatrice, per natura evolvente nel tempo, deve svolgersi secondo principi di certezza del diritto e non può perciò essere condizionata dall’inerzia dell’avente titolo dello ius aedificandi” che, nel presentare le proprie istanze, pretenda l’applicazione delle norme vigenti al tempo della demolizione.

Legittimamente, pertanto, l’amministrazione ha proceduto a dichiarare decaduta la DIA non per il mancato inizio o compimento dei lavori (di demolizione e ricostruzione) nel termine della sua validità, bensì per la non conformità agli strumenti urbanistici intervenuti diversi a quelli vigenti al momento della demolizione e per l’eccessivo lasso di tempo intercorso tra la demolizione dell’edificio (1984) e la dichiarazione (2004) di inizio di attività edilizia volta alla sua ricostruzione.

In questo caso, nel corso di validità di una D.I.A l’immobile è stato sottoposto a sequestro, di conseguenza il titolo edilizio non solo non può essere prorogato né in forma ordinaria né in forma speciale, ma al momento della decorrenza del termine di tre anni il titolo edilizio diventa “nullo”, come se non fosse mai stato presentato, e l’immobile costruito fino a quel momento diventa a tutti gli effetti abusivo, con l’aggravante di non poter ripresentare alcun titolo edilizio in seguito alla variazione dello strumento urbanistico sull’area oggetto d’intervento.

Caso complesso, ma efficace per sottolineare come è importante prestare attenzione alla natura del titolo edilizio richiesto e alla sua validità e conformità agli strumenti urbanistici vigenti sull’area al momento della presentazione e durante tutto il periodo di validità dello stesso.



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Carlo Pagliai

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